Tutte le volte che si parla del rapporto esistente fra il libro e la televisione si sfiora nello stesso tempo il sublime e il ridicolo. Questo legame sembra infatti nutrirsi di una curiosa conspiratio oppositorum.
Da una parte, di fronte alla dilagante “volgarità” delle comunicazioni di massa, si sovraccarica il libro di un potere carismatico che forse ha perduto da tempo, specie nella cornice televisiva, e l’espressione più nobile di questo atteggiamento è certamente la celebre provocazione di Pier Paolo Pasolini ai dirigenti della Rai: “Li sfido programmaticamente e elementarmente, su un punto solo. Essi sanno bene che la cultura di massa, così com’è, è sottocultura, anzi, anticultura, se il fenomeno è ormai irreversibile – essendo le masse una realtà – esso come ogni fenomeno storico va affrontato, corretto, modificato. Essi sanno bene anche, che le lunghe serate e le lunghe domeniche invernali possono riproporre il problema, o la soluzione, della lettura: che al contrario della televisione, non è un fenomeno di sottocultura ma di cultura. Gli italiani (se mai li hanno scoperti) possono oggi riscoprire i libri. Io dunque sfido i dirigenti della televisione a dimostrare la loro buona fede e la loro buona volontà, attraverso un lancio della lettura e dei libri: lancio da non relegare però ai programmi culturali, alle trasmissioni privilegiate; ma da organizzare secondo le infallibili regole pubblicitarie che impongono di consumare.
Questo volume tenta di ricostruire la storia delle trasmissioni televisive che si sono occupate di libri: accanto al disegno storico sono state rintracciate e segnalate in maniera più approfondita le principali modalità espressive attraverso cui i libri sono stati presentati in video dagli anni ’50 ad oggi.
