STRANIERI IN PATRIA

    Il libro affronta il tema del difficile rapporto tra emarginazione e lavoro che viene incontrato continuamente da chiunque è impegnato in ambito sociale. La complessità e l’urgenza hanno dato vita a molti tentativi, sperimentazioni e progetti tesi a superare oggettive difficoltà e condizioni di esclusione. Ambiti e competenze tra loro differenti si sono misurati con la questione: il servizio sociale e l’assistenza, la formazione professionale e – più in generale – l’istruzione, l’accoglienza comunitaria, la cooperazione.
    “Stranieri in patria” sono i giovani devianti, i disabili, gli zingari, – che non vivono una piena cittadinanza sociale – ma anche, per altre ragioni, il ricercatore e l’operatore sociale, chiamati ad esercitare continuamente le proprie capacità di analisi culturale critica del proprio contesto di intervento.
    In questa prospettiva di indagine si è ritenuto di valorizzare approcci disciplinari potenzialmente in grado di superare i limiti di schematici e riduttivismi propri di molte visioni interpretative assai diffuse. Sono stati utilizzati i contributi dell’antropologia culturale, della psicologia sociale, delle scienze dell’educazione nel tentativo di esplorare dimensioni essenzialmente qualitative delle questioni indagate. In sostanza gli autori si sono chiesti se i problemi del rapporto tra marginalità, emarginazione e lavoro possono essere affrontati con un’ipotesi interpretativa che individui principalmente nelle relazioni tra contesti, e nelle interazioni tra soggetto e contesti, i luoghi di produzione dell’esclusione sociale.