Nella notte tra il 13 e il 14 Aprile 1950 con metodica brutalità la polizia segreta del regime comunista cecoslovacco entra in tutti i conventi e arresta i religiosi che vi si trovano. Tra costoro c’è anche Jàn Korec, un giovane gesuita ventiseienne: dopo qualche mese di interrogatori e sevizie, viene sbattuto sulla strada a guadagnarsi un magro pane nelle condizioni più umilianti. L’anno dopo, a ventisette anni, viene segretamente ordinato vescovo. Per alcuni anni si mantiene facendo l’operaio, senza mai rinunciare a svolgere la sua missione religiosa, finché nel 1960 viene di nuovo arrestato e condannato per “attività antirivoluzionaria” a 12 anni di carcere duro nell’inferno penitenziario socialista.
Dopo il crollo del regime marxista viene nominato vescovo di Nitra, una delle più antiche diocesi slovacche, e nel 1991 per volontà di Giovanni Paolo II viene fatto cardinale. In questo volume c’è un’agghiacciante testimonianza dei metodi impiegati.
Scrive Vittorio Messori nella presentazione: “Le memorie presentate sono una testimonianza che ci viene proposta esplicitamente perché ne traiamo insegnamenti per il futuro. Non dimentichiamo che si tratta della tessera di un terribile mosaico di sofferenze, di ingiustizie, di violenze che in gran parte solo Dio conosce e che fu infisso per decenni con il sangue sul muro della storia dal primo regime che si sia proposto di sradicare l’idea stessa di Dio dal cuore degli uomini.