Il dibattito sulle comunicazioni di massa si accende, con toni aspri e molto spesso gridati, ogni qualvolta ci si trova in presenza di particolari tensioni politiche e sociali. Accade, così, che si ignorino o si perdano di vista acquisizioni della ricerca sociale e psicosociale sui possibili “effetti” dei media sul pubblico. Questi risultati stanno a indicare, seppur in modo non unanime, che quella delle comunicazioni di massa è un’influenza mediata da una molteplicità di fattori personali e sociali, in cui agiscono tanto gli atteggiamenti individuali, quanto i processi più complessi sottesi alla formazione e al cambiamento del sapere comune. Ciò non significa dimenticare le sempre incombenti responsabilità dei media: non solo l’abuso di contenuti violenti e la propaganda politica urlata, ma anche l’ossequioso allineamento, la caduta della professionalità e della qualità informativa e, talvolta, l’offesa al buon senso e all’intelligenza del pubblico.
Il libro intende proporre un ponderato bilancio degli studi sull’argomento e offrire, nel contempo, una guida per orientarsi criticamente in una dimensione tanto importante del mondo contemporaneo. Tornando alle radici storiche del problema – quando già al primo sorgere del “villaggio globale”, il tema dell’onnipotenza dei media subito si impose all’attenzione -, esso riporta al centro dei processi comunicativi il “destinatario”, con le sue caratteristiche psicologiche e culturali. Con la sua possibile autonomia nei confronti del potere dei media. Seguendo questo filo, l’analisi ripercorre le complesse modalità di ricezione e accettazione individuale del messaggio persuasorio, per giungere al ruolo delle comunicazioni di massa nei processi di socializzazione e costruzione sociale della realtà.