I pensatori liberal-laburisti (lib-lab), artefici del welfare state, non sembrano aver capito molto delle discontinuità storiche che si sono aperte negli anni Ottanta. Non hanno compreso realmente perché il welfare state basato su orientamenti lib-lab sia entrato strutturalmente in crisi, non hanno compreso il senso delle emergenze localistiche e delle istanze politiche che le esprimono, se non come ri-emergenze tribali. Più in generale, i pensatori lib-lab non hanno capito che il gioco della cittadinanza moderna, intesa come creazione di ricchezza attraverso il mercato e poi di redistribuzione mediante meccanismi universalistici centralizzati (welfare state), è un gioco che è giunto al suo limite. Se non ci si vuole rassegnare al fatto che nella società postmoderna e postindustriale la cittadinanza diventi improbabile, per non dire impossibile, bisogna cominciare a pensare modi diversi di concepirla e di realizzarla ai vari livelli (locale, nazionale, internazionale).
Il tema è affrontato nel quadro delle democrazie occidentali europee, con particolare attenzione al caso italiano. Il volume ospita i contributi di Achille Ardigò, Luigi Bonanate, Maura de Bernart, Gaspare Nevola, Dario Rei e Chiara Saraceno.