Il testo si sofferma sul codice del linguaggio materno, in quanto significato del processo generativo. In particolare si sofferma sul linguaggio della madre che elabora il senso del proprio corpo e della propria esperienza genitoriale, esprimendola in un “principio femminile”. Si cerca di leggere le diverse interpretazioni possibili del codice materno, spaziando dalla sfera biologica a quella sociale, culturale, etica e spirituale, senza che la considerazione separata dei piani possa essere frustrata per l’orizzonte integrale che la maternità stessa reclama. La maternità non potrebbe essere argomento di sociologia, se questa si limitasse a studiare le regole del sistema. Essa rende evidente, a cominciare dalla famiglia, che le istituzioni non possono limitarsi a socializzare l’individuo, a renderlo adatto a seguire le norme sociali e padroneggiarle per la migliore riuscita dell’insieme. L’evento generazionale non avrebbe luogo se la gratuità non prevalesse sull’impersonale, la sintonia sul conflitto.
