“Che cosa è l’uomo perché te ne curi?” (Sal 8,5). La domanda biblica sembra oggi per molti impronunciabile o irrilevante. E’ possibile che si tratti di un rifiuto? O forse sono altre le ragioni di questa perdita di comunicazione tra la creatura e il suo creatore? Il credente sa che la fede e la speranza affondano le radici nel mistero dell’amore tra Dio e l’uomo, e sfuggono perciò alla sua presa. Per chi non è ancora conquistato dalla parola, il discorso che annuncia questa fede e questa speranza non è più comprensibile e trasparente, e forse contribuisce, con la sua opacità, rigidità, inattualità, a velare anziché rivelare.
E’ compito della teologia superare le strettoie in cui il linguaggio destinato da Dio agli uomini è incappato, per restituire loro il messaggio di liberazione cristiano. Riaprire un dialogo significa non solo aver chiaro il messaggio, ma tenere presente il destinatario, con i suoi bisogni e le sue domande.
Di fronte al mistero in cui si concentra l’antropologia teologica, “il Verbo si fece carne”, il volume propone un cammino di avvicinamento che parte dalla conoscenza pre–teologica che gli uomini hanno di se stessi: domande e risposte su cui l’antropologia come disciplina scientifica riflette e che danno conto dell’autoriflessione umana nelle sue forme spontanee, letterarie, culturali. Infine, una riflessione sull’antropologia teologica cristiana (cattolica e ortodossa): perché il messaggio evangelico è funzione dell’esperienza concreta dell’uomo nel suo rapporto con Dio.