“In faccia ai Paesi sottosviluppati, la Chiesa si presenta quale è, vuole essere, come la Chiesa di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri. Dovere di ogni uomo, dovere impellente del cristiano è di considerare il superfluo con la misura delle necesssità altrui e di ben vigilare perché l’amministrazione e la diffusione dei beni creati venga posta a vantaggio di tutti”. (Messaggio al mondo di Giovanni XXIII a un mese dall’apertura del Concilio Vaticano II°).
La storia della Rete Radiè Resch, solidarietà con la storia dei poveri in lotta per la loro liberazione, ha nel Vaticano II° le sue radici: la sua linfa è nella scelta di testimonianza come risposta all’annucio che i poveri chiedono giustizia, non pietà.
E se ancora oggi, nel quadro non sempre edificante della solidarietà italiana, la Rete costituisce una realtà attiva e credibile, lo si deve al fatto che è sempre riuscita a non cadere nella tentazione dell’assistenzialismo o dell’efficientismo, mantenendosi fedele solo alla ricerca di liberazione dei popoli più poveri.