Il volume contiene i risultati di un’indagine nazionale di mobilità condotta su un campione di oltre 5000 soggetti. Sono documentate le profonde trasformazioni della struttura occupazionale e della stratificazione educativa che hanno segnato il passaggio dell’Italia da società agricola a società post-industriale. La grande maggioranza degli intervistati appartiene ad una classe occupazionale e sociale diversa da quella dei genitori e risulta di gran lunga più istruita. Malgrado radicali cambiamenti e cospicui flussi di mobilità, le influenze delle origini familiari sulle opportunità di raggiungere posizioni socialmente più vantaggiose e titoli di studio più elevati sono rimaste immutate. L’Italia di oggi non è affatto una società più aperta di un tempo; l’ereditarietà sociale continua a prevalere sul merito e sulle capacità individuali. Non sono solo le provenienze familiari a condizionare i destini educativi, professionali, matrimoniali e sociali dei singoli; anche le appartenenze di genere, di generazione e territoriali influiscono su di essi. Gli autori dimostrano, tuttavia che la classe di origine rappresenta ancora il più importante fattore di diseguaglianza sociale, con identici effetti per uomini e donne, giovani e anziani, al Sud come al Nord. Comparato con altre nove nazioni europee, il nostro paese si caratterizza per la coesistenza di elevati tassi di mobilità intergenerazionale, di rilevanti fenomeni di ereditarietà sociale e di ridottissime possibilità di carriera.