“Nessuna riforma che cerchi di ingannare la vita invece di affrontarla potrà avere successo. Io non credo in una terra dove il leader possa superare la diversità. Non credo in un paese in cui l’esperienza delegata possa prendere il posto della nostra esperienza”.
In questo testo originale, scritto nel 1924, l’autrice sviluppa, mediante la sua teoria dell’esperienza come processo creativo, un modello teorico di riferimento fondato su un’organizzazione non gerarchica, sulla valorizzazione del conflitto, sulla circolarità dell’informazione, sulla diffusione dei processi decisionali, sull’integrazione tra sistema organizzativo e ambiente esterno, sull’ascolto dei desideri espressi dai lavoratori, sul ruolo del leader come integratore e supporto del gruppo. La lucida esposizione dei meccanismi di un autoritarismo possibile basato sul consenso manipolato e sul controllo coercitivo, i richiami ai pericoli del federalismo “visto come possibile minaccia se inteso come lotta tra le parti e non come integrazione creativa” rimangono più che mai validi nell’attuale situazione politica e sociale del nostro paese.
