Rispetto agli altri paesi europei, l’Italia è quello con il minor numero di immigrati: quasi 700.000 contro gli oltre 5.000.000 residenti in Francia. Ma questi uomini immigrati chi sono? Sono necessari all’Italia? Quali sono i loro progetti? Esiste veramente una reale integrazione degli immigrati nella società di accoglienza o al contrario solo segregazione e assimilazione?. A queste domande cerca di rispondere Hamid Bichri mediante la sua esperienza di immigrato. Ricordo ancora che, – scrive Hamid – appena arrivato in Italia, quando ho sentito la parola “extracomunitario” pensavo, traducendola in francese, che volesse dire “super”. Suonava bene! Solo che dopo me l’hanno spiegata! Non riuscivo neppure a comprendere il motivo per cui i miei connazionali, coi quali mi trovavo spesso a girare per la città, quando incontravamo un italiano che mi chiedeva di dove fossi e io rispondevo “Sono marocchino”, si arrabbiavano dicendomi che non dovevo rispondere così ma dovevo dire “Sono del Marocco”. Mi è occorso poco tempo per capire che “marocchino” indica soprattutto per i bolognesi gli abitanti del Sud con un significato spregiativo. Ma io sono marocchino e fiero di esserlo. In fondo siamo tutti “immigrati” alle nostre giornate e alla nostra infanzia, solo che alcuni lo sono più degli altri. Come diceva Paul Valere: “Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze”.