Henrik Prendushi è un albanese di Scutari, un uomo comune, nella cui vita, come in quella di molti altri, segna una cesura netta l’avvento al potere dei comunisti, dopo la guerra. Colpevole di appartenere ad una famiglia borghese, fu privato di tutti i suoi beni, e gli fu preclusa qualunque possibilità di realizzare le proprie aspirazioni, sia negli studi, sia nel lavoro. Destinato all’agricoltura, alle occupazioni più dure, non ha voluto ripiegarsi al regime, e per questo ha subito il carcere ed il campo di concentramento.
Con questo libro ci dà il ritratto, nudo ed essenziale, di un’epoca in cui destino individuale e destino della società politica si sono inestricabilmente legati. È il racconto senza fronzoli della storia della sua gente, ricca e colta nell’Albania monarchica, declassata ed oppressa nell’Albania comunista. Dagli anni ’10 agli anni ’90 del nostro secolo. Vicende tormentate ed un elenco di domande senza risposte: perché è successo? Perché alcuni sono stati schiacciati ed altri no? Si può dimenticare? Si può ricominciare? Un punto di vista parziale, senza pretese di storicità, a volte estremamente duro, come duri sono gli eventi narrati, come duro è il dolore mostratoci.
