Erich Hartmann e la sua famiglia, grazie a una serie di circostanze favorevoli, sono riusciti a scappare dalla Germania nazista alla fine degli anni Trenta e ad emigrare in America. Per anni Hartmann è stato ossessionato dal ricordo di ciò che era accaduto nei campi ai suoi compagni ebrei e alle altre vittime dei nazisti.
Nel libro fotografico, esaustivo e rigoroso, Hartmann ha ritratto i campi di concentramento nazisti come sono oggi – silenziosi, vuoti e diroccati -. È riuscito a fermarne l’immagine prima che i campi, ventidue in totale, vengano completamente distrutti e trasformati rapidamente in musei e monumenti-ricordi più equilibrati e meno palpabili. Privi di vita e di forma umana, i muri e i paesaggi dei campi parlano in modo chiaro della morte e dell’orrore che hanno abitato qui, una volta. Le fotografie di Hartmann hanno l’intensità della poesia, sollecitano profondamente la memoria dei campi e il ricordo potente dei diavoli dell’intolleranza, del razzismo del pregiudizio e dell’orrore della pulizia etnica che ancora, pervasivamente, viene praticata oggi.