Desiderio di autonomia, insofferenza verso modelli organizzativi tipici del lavoro dipendente, esigenza di vedere valorizzata al meglio la propria professionalità; oppure scelta dettata da fattori contingenti, come il bisogno di una nuova flessibilità che si concili con gli impegni familiari; o ancora il fatto che spesso l’occupazione indipendente rappresenta l’unica modalità per accedere al mondo del lavoro; cosa spinge oggi molte giovani donne ad avviare attività imprenditoriali autonome? L’aumento costante del tasso di occupazione femminile, insieme alla crescita del lavoro autonomo è tra i fattori che negli ultimi anni hanno maggiormente contribuito a modificare la struttura del mercato del lavoro in quasi tutti i paesi della Comunità Europea. Eppure, nonostante l’incremento del numero di donne a capo di microimprese in ogni settore produttivo e nonostante la novità del fenomeno, solo di recente il problema dell’imprenditoria femminile ha assunto visibilità sia sul piano delle analisi sia su quello delle politiche.
L’indagine contenuta nel volume – promossa dall’Ufficio politiche femminili della Regione Lombardia per valutare l’efficacia della legge 68/86 in tema di interventi a sostegno di nuove iniziative imprenditoriali giovanili – si propone di tracciare un profilo delle giovani imprenditrici, di comprenderne i problemi nelle fasi di avvio dell’attività, di evidenziare caratteristiche, prospettive e aspettative non solo rispetto al futuro delle imprese, ma anche a quello delle loro protagoniste.