Questo libro si occupa di come gestire il passaggio a un’economia globale dal punto di vista dei suoi effetti sociali.
L’idea dell’autore è che se un numero sempre maggiore di persone considera l’economia mondiale sbilanciata a favore di un ristretto numero di investitori di capitale ad alta mobilità e a scapito di masse di lavoratori sostanzialmente immobili, la struttura attuale di questa economia non avrà vita lunga.
La globalizzazione non è infatti una forza inevitabile della storia, bensì la conseguenza di scelte di politica pubblica che, pur avendo favorito il consumo di beni e servizi, hanno fatto passare in secondo piano gli interessi e le preoccupazioni dei lavoratori. Quindi l’autore è incline a pensare che sia possibile intervenire per correggere gli effetti della globalizzazione, cercando di capire come lo stato sociale possa essere in grado di far fronte ai suoi impegni nei confronti dei più svantaggiati e cosa è possibile fare per assicurare che i responsabili mondiali della politica, nel disegnare il nostro futuro economico, tengano conto tanto delle esigenze di equilibrio quanto di quelle di efficienza.
