Gnosi, di per sé, dice solo conoscenza, ma nel Nuovo Testamento si riferisce soprattutto alla conoscenza delle supreme realtà metafisiche: Dio e il rapporto dell’uomo con Dio. E la pagina sacra ci istruisce sulla “gnosi dei perfetti”, ossia di coloro che, lasciando maturare il seme divino, crescono – sotto l’amabile influsso dello Spirito Santo – nella consapevolezza dei grandi misteri umano-divini, sintetizzati nella Croce di Cristo. Questa è la gnosi pura, del tutto immune da presunzione naturalistica, sapienza intrisa di carità, intelligenza confermata e alimentata dalla prassi che conforma alla Rivelazione fulgente nel Rivelatore. Ma fin dal I Sec. comparve nella Chiesa (subito avversata e screditata dagli Apostoli) ben altra pretesa gnostica: proveniva da una cultura tronfia e inquinata, da un razionalismo ambizioso, da un desiderio luciferino. Si trattava – in sostanza – d’una gnosi che attingeva esclusivamente a risorse umane per raggiungere il traguardo divinizzante. Essa era mascherata, ma non poté nascondere di svuotare il Vangelo. Arrivava nella Chiesa di Cristo sia attraverso filoni ebraici sia attraverso culture etniche; talvolta si presentava togata di regole, talaltra era sfacciatamente anarchica; ora appariva tracotante d’ottimismo ora esibiva un pessimismo disperante; qualche volta il suo discorso era tutto rivolto alla realtà oggettivamente intesa, qualche altra il suo discorso era fisso sull’attività del soggetto umano destinato a risolvere in sé ogni ostacolo (pseudomistica naturalistica e magica). E’ la gnosi spuria: nessuno ha potuto sradicarla del tutto dalla storia cristiana.