Un lungo viaggio nel mondo delle adozioni a distanza; le speranze, le emozioni, la gioia, talvolta il dolore, di “vedere” un bambino crescere dall’altro capo del mondo. Aiutare a crescere i bambini nei paesi più poveri, senza voler offrire il benessere della nostra vita da “occidentali”, senza pretendere di strapparli dalla loro comunità, ma desiderando di renderli capaci di affrontare e risolvere i problemi nel loro Paese. G. Caffulli ha deciso di occuparsi del fenomeno delle adozioni a distanza da quando ha conosciuto Basil, un bambino indiano di cui si sta prendendo cura, per capire, al di là dell’emotività del momento, i contorni di questo “canale di solidarietà” tanto diffuso in Italia. Ma Caffulli desidera lanciare un messaggio di enorme portata e valore: non è certo una quota di denaro che fa diventare genitori o sostenitori a distanza; c’è qualcosa di più, un coinvolgimento emotivo che si manifesta in diversi modi. Questa forma di aiuto diventa così uno “straordinario strumento per promuovere l’educazione alla mondialità, la presa di coscienza dei problemi del Terzo Mondo, un cambiamento di mentalità, una revisione dei propri stili di vita, una riscoperta contro ogni tipo di spreco”. Fare adozione a distanza significa dunque aprirsi agli altri attraverso un profondo e consapevole gesto di solidarietà.