Questo Rapporto è il risultato di circa 160 visite in 95 Istituti di pena e della raccolta e della classificazione di decine di questionari e testimonianze di chi in carcere vive, lavora o spende una parte del proprio tempo in attività di promozione sociale. Sebbene l’indagine sia stata condotta secondo principi di obiettività e senza alcuna polemica pregiudiziale, traspare lo scandalo irredimibile dell’istituzione che ambisce a reinserire nella restrittività, a rieducare attraverso la costrizione. Il gruppo Antigone – che da anni lavora intorno ai paradossi della macchina penitenziaria, della pena privativa della libertà e della detenzione tout court – parte da qui per costituire un Osservatorio Nazionale sulle condizioni di detenzione che abbia come obiettivo il “carcere trasparente”. Strumento tipico della pena privativa della libertà, il carcere infatti è essenzialmente luogo della separazione, e quindi – inevitabilmente – luogo dell’opacità. Il modello della trasparenza, seppur voluto con ostinazione, è probabilmente irraggiungibile, ma l’illuministica aspirazione a una pena che privi soltanto della libertà personale e neghi le punizioni accessorie extra legem della detenzione, può riuscire a travolgere le giustificazioni che ogni società si dà per l’esistenza del “carcere”. Solo questa instancabile ricerca può in qualche modo costituire la barriera alla naturale tendenza a moltiplicare le separazioni. – L’associazione Antigone nasce nel 1990 nel solco della omonima rivista contro l’emergenza. Vi aderiscono operatori della giustizia, studiosi, parlamentari e semplici cittadini, impegnati nella riforma del sistema penale, per la sua umanizzazione, per la sua minimizzazione. A partire dal 1999 costituisce il primo Osservatorio Nazionale sulle condizioni di detenzione.