Per tanto tempo la problematica religiosa delle persone con disabilità è stata sottovalutata. Soprattutto i disabili mentali, in qualche modo, a causa delle loro difficoltà intellettive, erano ritenuti incapaci di porsi la domanda sul senso dell’esistenza e darvi una risposta consapevole e responsabile. Cosi essi, quando non venivano nettamente emarginati, erano oggetto in genere di un’assistenza pietistica e mielosa che spesso ha contribuito a impedire la valorizzazione della loro sofferenza e quindi la loro vocazione cristiana. Si è pensato che l’invito del Signore “Andate e portate la parola di Dio a tutte le creature del mondo” non comprendesse tra i soggetti destinatari anche i disabili.
In pratica non erano considerati persone che potessero essere evangelizzate, soggetti di fede che, secondo le loro capacità, potessero riconoscere Gesù e rispondere alla sua chiamata. Non veniva loro riconosciuta la possibilità di essere introdotti a pieno titolo nella vita della comunità cristiana pregiudicando così la scoperta del più autentico senso della vita.
Questa pubblicazione vuole risultare di utilità alle comunità cristiane, ai parroci e ai catechisti.