Secondo l’illuminante interpretazione proposta da Ian Clark, l’intera vicenda del XX secolo può essere riletta alla luce di due tendenze contrapposte: globalizzazione e frammentazione. All’interno di questo processo, Clark individua sette periodi: quello precedente il primo conflitto mondiale, la grande guerra, gli anni 1919-1939, il secondo conflitto mondiale, la guerra fredda, la fase di negoziati e scontri tra il 1970 e il 1989, il dopo guerra fredda. Paradossalmente è proprio la globalizzazione a suscitare la frammentazione, innescando reazioni di ritiro, di fuoriuscita e di emarginazione da parte di coloro – stati, popolazioni, gruppi etnici – che difendono la propria identità e i propri spazi. Quanto più vigorosa incede la globalizzazione, tanto più dirompenti sembrano farsi le controspinte alla frammentazione, come dimostrano i drammatici eventi che hanno scosso il Caucaso, il Medio Oriente e i Balcani. Se la globalizzazione occupa oggi prepotentemente la scena mondiale, le sue radici sono antiche: nella sua sintesi Clark mette bene in luce questa dimensione storica e offre al tempo stesso intelligenti spunti di riflessione sugli sviluppi del fenomeno, soprattutto in termini di politica internazionale.
Il libro mette in evidenza l’incidenza delle politiche degli stati sulla globalizzazione, ma riconosce che esiste anche un effetto reciproco tale per cui la globalizzazione influisce sulle politiche degli stati.
La globalizzazione pertanto mescola inestricabilmente problemi di potere statale nella sfera sia interna che internazionale. Oggi i programmi di azione a livello internazionale sono più intraprendenti, in quanto le norme internazionali “influenzano le strutture e l’organizzazione interna degli stati “e” conferiscono diritti e doveri a individui e a gruppi interni agli stati”, se la globalizzazione significa qualcosa, allora significa senz’altro che si deve respingere la tesi secondo la quale le relazioni internazionali costituiscono una sfera governata da una logica politica interstatale autonoma.
