Un libro che prende spunto dal dibattito sulla riapertura delle case chiuse, un discorso da sempre attuale in Italia. La tesi dell’autrice è che la prostituzione è espressione di violenza fisica e psicologica, degrado estremo della donna, che nasce nelle società organizzate dall’uomo per porre la donna in stato di sottomissione. Uno sguardo lucido, accurato, eppure coinvolgente, che spazia dall’antichità fino ai giorni nostri, e chiama pesantemente in causa, le religioni e la Chiesa Cattolica in particolare, la cultura, gli interessi economici, le istituzioni scolastiche e quelle politiche e soprattutto l’egoismo maschile.
Per superare questa anacronistica forma di schiavitù sessuale, l’autrice propone il modello svedese: in questo paese infatti dal 1° Gennaio 1999, è in vigore la legge che vieta l’acquisto di prestazioni sessuali a pagamento e prevede la punizione del cliente, ma non della prostituta, per non infierire sulla sua condizione di reietta.
