Da un po’ di tempo, forse da sempre in verità, anche nel nostro paese, gli immigrati suscitano diffidenza, preoccupazioni, paure. Si teme che sottraggano risorse agli italiani, entrino in concorrenza con loro per la casa e il lavoro, mettano in crisi lo stato sociale, minaccino lo stile di vita della popolazione, producano un aumento della criminalità. Due diversi filoni di ricerca, sviluppatisi da molti decenni nei paesi occidentali, possono aiutarci a capire, sostiene Barbagli, cosa sta avvenendo. Da un lato, le indagini sui pregiudizi, la xenofobia, il razzismo degli autoctoni nei confronti degli immigrati e sui fattori che favoriscono questo atteggiamento. Dall’altro lato, gli studi sugli effetti che, nel breve e nel lungo periodo, i movimenti migratori hanno sul mercato del lavoro, lo sviluppo economico, la cultura, l’andamento della criminalità. In questo secondo filone di indagine, rientra il libro del sociologo Marzio Barbagli. Esso si riallaccia in particolare alle ricerche che, in molti paesi occidentali, sociologi e criminologi hanno condotto sulla devianza degli immigrati. Iniziate quasi un secolo fa, queste indagini sono state spesso promosse da organismi che si proponevano di ridurre le preoccupazioni della popolazione nei riguardi degli immigrati e di favorire il loro inserimento nella società in arrivo. Quello della devianza degli immigrati è senz’altro un tema delicato, difficile, imbarazzante. Eppure anche nel nostro paese, personaggi pubblici, istituti di ricerca e studiosi l’hanno recentemente affrontato. I reati presi in considerazione dal sociologo nel volume, sono molti e di vario tipo; la situazione che emerge è diversificata: i delitti più gravi, come gli omicidi e le violenze sessuali avvengono prevalentemente tra immigrati all’interno del gruppo etnico di appartenenza, mentre i furti d’auto, in appartamento e in negozio sono consumati a danno della popolazione italiana.