L’idiozia: ecco il problema che ho dovuto risolvere”. Così scrive Èdouard Séguin nella prefazione al proprio libro, edito in Francia per la prima volta nel 1946. E aggiunge: “Ho risolto solo il principio del problema (…) ho posto soltanto le basi più generali della cura morale e dell’educazione (…). Leggendo (oltre alla mancanza dello stile) potrete incolparmi di molta negligenza nelle descrizioni e di troppa rapidità nei dettagli, ma questo libro appartiene al piccolo numero di quelli che si rifanno per tutta la vita. Oggi ha l’ampiezza di un volume e non contiene nemmeno tutti i documenti che la mia pratica ha raccolto. Un giorno lo completerò”. E tale completamento si è in effetti sviluppato, passo dopo passo, lungo il percorso degli studi che, nell’ambito della psicologia e fisiologia, da allora in poi hanno affrontato il problema dell’insufficienza mentale e dei disagi psichici. L’idiota di Séguin, intanto, è diventato un classico che, scritto sulla base delle conoscenze in campo neurologico e psichiatrico del secolo scorso, è ancora, come afferma Giovanni Bollea nella prefazione, di una modernità sconcertante. Già Maria Montessori lo tradusse e lo usò con entusiasmo; oggi, in questa nuova edizione, è riproposto ai lettori in due volumi.
Questo secondo volume, l’educazione degli idioti metodo e pratica, presenta la parte terza, quarta e quinta di questo ampio studio. La terza sezione, l’educazione degli idioti, studia i metodi speciali utilizzati per l’educazione degli idioti, compresa la ginnastica e le forme di imitazione, ne studia i disegni, la grammatica, la memoria l’educazione applicata. La quarta parte, l’educazione pratica degli idioti, di un solo capitolo, analizza l’educazione degli idioti attraverso osservazioni pratiche. Infine, la quinta parte, cura morale degli idioti, affronta la problematica attraverso le forme di educazione che influenzano moralmente l’idiota, dai comandi, ai gesti, agli sguardi, alle forme di coercizione sino ai problemi di libertà e volontà.