Questo testo propone una riflessione sui risvolti sociali e culturali del processo di ridefinizione dell’identità e delle condizioni di vita della popolazione anziana che vive in Calabria. Presentando i risultati di un’ampia indagine campionaria promossa dalla Conferenza Episcopale Calabra attraverso la Fondazione FACITE, gli autori suggeriscono nuove interpretazioni della vecchiaia, mettendo in evidenza la necessità di superare tutta una serie di luoghi comuni. L’invecchiamento non significa solo decadimento fisico, incapacità produttiva, passività. I processi di mutamento sociale che interessano direttamente la popolazione anziana possono si essere interpretati facendo riferimento ai bisogni emergenti, i quali richiamano l’attenzione della pubblica opinione, a volte anche in modo drammatico. Ma è altresì necessario considerare quegli aspetti positivi intorno ai quali si vanno costituendo nuovi spazi di socialità e nuove basi relazionali per gli anziani, e rispetto ai quali si può affermare che la vecchiaia rappresenta comunque un’età in cui ci si può ancora sentire “in gioco”, e non solo una fase della vita segnata da un lento e inevitabile declino fisico e psichico, oltre che da uno svuotamento di ruolo e rilevanza sociale.
