La tematica riguardante l’identità dell’educatore professionale è un capitolo ancora aperto della Pedagogia speciale. L’educatore professionale, che opera negli intrecci, nelle convergenze, nei frammenti del vissuto quotidiano di “vecchie” e “nuove” diversità, trova adeguata collocazione entro e oltre i territori di confine della Pedagogia speciale stessa. Nella cura educativa, funzione intrinseca dell’agire professionale, si attiva la costruzione di una nuova progettualità dell’altro e con l’altro, in cui lo stesso operatore si mette in gioco con l’intera personalità.
Educatore professionale e Pedagogia speciale rivelano, in tale ottica, una costante attenzione a interpretare la dialettica esistente tra elementi istituiti e istituenti, l’uno come specialista della complessità e operatore competente nell’individuare e nel riorganizzare le risorse, l’altra nell’incessante razionalizzazione critica rivolta alla “riduzione dell’handicap”.
Nella prima parte il testo affronta la questione specifica dell’evoluzione storica del trattamento del “folle”, partendo dall’analisi delle ipotesi segregazioniste, fino a giungere ai concetti di relazione di aiuto e di cura, utilizzando anche il modello ermeneutico. Nella seconda parte, articolata in quattro contributi specialistici, vengono descritte alcune ipotesi teorico-operative di possibili territori d’intervento dell’educatore professionale.
