Lo sport rischia di incatenare gli individui, invece di liberarli. La violenza organizzata, l’affarismo, il cinismo come bandiera, i soldi come unico valore, tutti abbiamo visto in quale modo lo sport di alto livello sia stato progressivamente inquinato.
Il doping episodico, la truffa che consentiva di vincere una gara, si è trasformato in una strategia permanente, che ha eroso le radici dello sport e dei giochi di massa, svuotandoli di ogni etica e, dunque, di ogni significato e valore. Le pagine di Greensport non ci lasciano, però, a questo capolinea dello sconforto. Si spingono molto oltre, con passione e intelligenza. Ci introducono alla convinzione che un altro sport è possibile. Forse meno rutilante, meno pubblicizzato di quello di vertice, ma certamente più pulito e umano. Se il corpo è una finestra aperta sul mondo, allora apriamola questa finestra. L’Ecorienteering. L’avvincente gioco dell’esplorazione e della conoscenza della natura, è l’altra strada dimenticata dello sport, quella che aiuta il corpo a ritrovare la misura, libera ed effettivamente aperta a tutti, della convivenza con l’ambiente. Insomma, finito (maluccio) il primo tempo, può incominciare il secondo tempo, con qualche fondata speranza in più…
