Un tratto “impietoso” quello utilizzato da Franco Travi per raccontare storie di disabilità. Come commenta Michele Serra nella prefazione di questo libro, il lavoro di Travi e Preda “va diritto al cuore di una questione, quella dell’handicap, che non è facile da maneggiare. Perché è una questione dura e perché questa durezza è di solito ammortizzata dal pietismo. Levarlo di mezzo, il pietismo, – continua Serra – significa disturbare. Pagato il prezzo del disturbo, un po’ più in là, c’è poi, per chi vuole vedere e capire, una preziosa acquisizione”. Ed è questo il senso più alto del libro.
Sono 44 le tavole, commentate da testi scritti o selezionati dalla letteratura internazionale da Alberto Preda, contenute nel volume, che rappresenta una sorta di continuità ideale con “Andi Andi”, libro di satira ed handicap realizzato nel 1984 dagli stessi autori. Sofferenza e paura sono raccontate con un’ironia intelligente, mostrano se stesse oltre il velo del comune sentire raccontando una diversità non protetta dai luoghi comuni. Ma quello che più colpisce in “Andiman” è l’intelligenza del tratto e della parola che non si spegne dentro la cornice solita con cui si affronta “normalmente” la questione della disabilità.
Alberto Preda, ideatore del libro, è coinvolto dal 1974 con persone disabili o ai margini della società; è autore teatrale e poeta ed ha scritto e diretto “Note a margine” che ha vinto il 1° Premio Europeo Cinema e Handicap “Noi e gli Altri”. Franco Travi è invece grafico, pittore e scultore di fama internazionale.
