Un viaggio nell’immigrazione italiana vista dall’alto, attraverso le cifre, le leggi, le analisi, ma anche dal basso, nell’esperienza e nel racconto dei “fratellastri d’Italia” che ogni giorno ci passano accanto, ma che conosciamo così poco. Storie di immigrati nell’Italia della Bossi-Fini, dalle Alpi al tacco, per conoscere meglio e sfatare alcuni luoghi comuni ormai radicati nella mentalità degli abitanti del Belpaese. Come quello del ricco Nord-est, “laborioso e razzista”, giunto agli onori delle cronache anche per le intemperanze del sindaco di Treviso Gentilizi, e che invece può inventare, a Monfalcone, il primo assessore di colore della Repubblica italiana, Bou Kanate, un ingegnere senegalese che si occupa di lavori pubblici. Oppure quello degli immigrati criminali o relegati ai lavori più faticosi rifiutati dai giovani italiani. Anche se è vero che ormai i pizzaioli sono quasi tutti egiziani e i fornai indiani, non bisogna dimenticarsi che molti hanno rischiato e scelto di diventare imprenditori. Un fenomeno recente ma sorprendentemente in crescita. Sarebbero almeno 100mila infatti gli extracomunitari che in Italia hanno creato piccole imprese o cooperative, partendo dal niente, e che poi in molti casi si sono trasformati anche in “agenzie di collocamento e formazione” per i loro concittadini. Molto interessante infine il capitolo dedicato agli scrittori migranti, a “quegli ambasciatori di culture” che hanno scelto di raccontare le loro storie della nostra lingua, l’italiano, “il fenomeno nuovo, il fiore che sta sbocciando”, secondo Giustiniani.