La politica per le famiglie in Italia può essere definita allo stesso tempo “riluttante e ambivalente”. Così l’autrice sente di doversi esprimere su questo argomento. Come è noto, in Italia manca una vera politica sociale per la famiglia. Obiettivi, misure, pertanto, devono essere ricostruiti all’interno delle politiche sociali in generale, e della legislazione sociale e fiscale. Le politiche sociali per la famiglia nel nostro paese “sono riluttanti e ambivalenti” soprattutto perché sono il risultato di un’assenza. Un’estesa solidarietà tra le generazioni, la disponibilità a continuare a gestire le risorse, a fornire cura a parenti non autosufficienti: tutti questi comportamenti sono incoraggiati molto di più dalla mancanza di alternative strutturate che non da forme attive di incentivazioni e sostegni. Alla sua seconda edizione, Chiara Saraceno prova a spiegare quali sono i cambiamenti avvenuti nei cinque anni trascorsi dalla prima edizione del volume, in merito agli interventi sulle politiche per la famiglia, non solo a livello di discorso pubblico ma anche e soprattutto di interventi legislativi. E’ stata approvata infatti la “legge quadro sul sistema integrato dei servizi e degli interventi sociali” (l. n. 328/2000) che ha finalmente sostituito la legge Crispi del 1890. E’ stata approvata anche la legge sui “congedi genitoriali” che affronta la questione della conciliazione delle responsabilità familiari e impegni nel mercato del lavoro non solo per le donne (l. n. 53/2000); anche la questione del sostegno al costo dei figli ha iniziato a trovare risposte più consistenti in termini economici… A parere di chi scrive, tuttavia, rimangono tutta la timidezza, ambivalenza, frammentarietà che venivano evidenziati già cinque anni fa. Rimane anche l’alta conflittualità di ogni intervento in questo campo: oggi si sente l’urgenza di ridefinire cosa sia la famiglia (“solo quella legale o anche quella di fatto?”); e la questione dell’incoraggiamento alla procreazione assume i toni di allarmismo; il passaggio di governo che ha tagliato quasi a metà questi cinque anni non ha solo rallentato la messa a regime di riforme importanti. Ha anche reso ancora più espliciti i conflitti ideologici e di valore tra le stesse forze politiche.