Come moltissime altre cose, anche ‘Tutto quello che sai è falso’ è stato influenzato dagli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001.
Le nuvole di polvere tossica e fumo su Manhattan non si erano ancora dissipate, quando l’opinione pubblica verso il dissenso è improvvisamente cambiata. Mettere in dubbio le autorità era come “consegnare una bomba nucleare a Osama Bin Laden”.
Il Presidente Bush ha intonato lo slogan “Nella lotta al terrore siete con noi o contro di noi”. Il Procuratore Generale Ashcroft ha dichiarato che coloro che avessero messo in discussione le sue tattiche distruttive di stato di polizia “avrebbero solo incoraggiato i terroristi”.
I racconti dei notiziari locali riferivano incidenti di cittadini tormentati da FBI e polizia, per aver infangato le ragioni alla base dell’Operazione Enduring Freedom o per aver chiesto, all’ufficio postale dietro l’angolo, francobolli che non avessero impressa la bandiera degli Stati Uniti.
A partire dall’inizio del 2002, la linea di informatori organizzata dai federali ha ricevuto almeno mezzo milione di soffiate.
Imprecare contro la status-quo non è mai una faccenda priva di rischi ma nel post 11 settembre, dichiarano gli autori, sembrava quasi un’operazione suicida. Si chiedevano, le persone avrebbero ancora voluto leggere materiale d’investigazione e controcorrente? Ciononostante, hanno continuato nei loro intenti…. Gli autori sono convinti che il dissenso sia più che mai necessario, quando la conformità tocca livelli mai raggiunti prima. Quando si fanno meno domande, è proprio il momento in cui se ne ha più bisogno.
Dopo aver letto questo libro, ogni volta che si leggerà un giornale, si guarderà la televisione, si navigherà in rete, si ascolterà la radio o ci si immergerà nell’alluvione mediatica, ci si comincerà a porre tante domande. O almeno questo è quello che si augurano gli autori del libro.
