Il nucleo di tutto il volume può essere raccolto in una frase: “che cosa si prova quando ci si pone nella pelle o nei panni di un altro?” Il filo conduttore è la critica dei meccanismi attraverso cui l’identità tende a porre se stessa come unico criterio di misura del mondo: dall’antropocentrismo al pregiudizio di genere e di età, all’etnocentrismo culturale, all’egocentrismo. Ricostruendo il modo in cui gli animali, i sessi, le età, le culture, i caratteri e gli individui guardano il mondo, l’autore traccia i lineamenti di un’etica dell’approssimazione. I riferimenti sono alle discipline più diverse, perché solo un viaggio interdisciplinare (etologia, antropologia, sociologia, psicologia, letteratura) ci può permettere di entrare “nei panni degli altri”, si tratti degli indiani d’America o della mosca che si posa silenziosa sulla nostra mano.