“Allo scopo di rappresentare il vissuto della donna migrante nel periodo della solitudine e dell’attesa, preparatorio, benché precario, al processo di adattamento, è opportuno interrogarsi dapprima sul significato dell’essere e del sentirsi estraneo in terra straniera…” inizia così il testo di Cristina Mariti da tempo impegnata nello studio del fenomeno migratorio nel suo complesso. Una riflessione sulla figura della donna migrante che esplora il cosiddetto “periodo della solitudine” che va dal momento dell’arrivo nel paese ospitante, al momento in cui l’intenzionalità di una rivisitazione della propria “visione del mondo” si manifesta apertamente.
Un vero e proprio tratto di percorrenza dell’esistenza della donna: il passaggio da “com’ero” a come “dovrò, saprò, potrò essere”.
Lo studio delinea le dimensioni teoriche che attengono al “periodo della solitudine” e che permettono di definire le future tappe del processo di integrazione e analizza con l’ausilio dei dati empirici a disposizione, la figura della donna migrante, la consistenza e le caratteristiche dei flussi migratori femminili e la propensione all’integrazione della donna migrante, gli strumenti offerti dalle istituzioni e le strategie messe in atto personalmente.
