È possibile costruire una psicologia partendo da presupposti non deterministici? Ha ancora senso oggi parlare di una genesi psico-sessuale delle nevrosi? Il disagio psichico è legato alla repressione di quella realtà istintuale che, secondo la psicoanalisi classica, sottende la vita dell’uomo? E ancora: è possibile esercitare una critica nei confronti del pensiero freudiano partendo da presupposti non conservatori o reazionari? A queste e ad altre domande tenta di rispondere questo libro che riassume i concetti clinici che sono alla base di quel sistema terapeutico che va sotto il nome di “analisi esistenziale”. La prima parte del volume è dedicata all’analisi del quadro clinico e culturale in cui è venuta maturando l’elaborazione di Viktor Frankl, lo psichiatra viennese di origine ebraica, sopravvissuto ad Auschwitz, fondatore della Psicoterapia esistenziale e del concetto di “inconscio spirituale”. Segue un’esposizione dei principi fondamentali del pensiero frankliano, con alcune note tecniche riguardanti le indicazioni al trattamento, l’analisi dei fenomeni transferali e di resistenza nevrotica, e una sintesi dei meccanismi interpretativi, con particolare attenzione alle dinamiche psicologiche del sogno. Un’appendice al testo è dedicata all’esperienza “concentrazionaria” di Frankl e a una nuova interpretazione del nazismo alla luce dei concetti dell’analisi esistenziale.
