Mettere insieme una serie di ricette ed intitolarla “Sapori dal mondo” è sembrata, a chi ha curato questo piccolo libro, l’idea più semplice e anche la più immediata. Il ricettario “etnico” nasce dal rapporto tra le mamme, i bambini, gli operatori ed i volontari della “Casa di Cristian” e di Ponte Casilino” e, pur nella sua semplicità, ha la pretesa, o almeno la speranza, di indicare un cammino intrapreso e sempre possibile, e cioé che prendersi cura degli altri non può prescindere dalla realtà concreta e vissuta, e perciò dai suoi odori, sapori, colori, contraddizioni e gusti. Questa è una scommessa che si gioca ogni giorno nelle due Case Famiglia, ed anche fuori… dove spesso chi ha tutto dimentica che mangiare non è solo il controllo attento dei grassi e degli zuccheri, oppure la scelta della dieta mediterranea invece di quella dissociata, ma soprattutto è fare in modo che nessuno abbia mai più fame. Nella “Casa di Cristian” e a “Ponte Casilino” insieme ai suoi odori, colori, sapori si apprezzano le diversità, le parole sconosciute ed incomprensibili, i dialetti dei bambini che con il tempo acquisiscono linguaggi “stranieri”, misti ma che danno la speranza che fondere più culture è sempre possibile. Ed è per questo, che nelle ricette del libro, accanto alla traduzione in italiano appare la ricetta scritta nella lingua di appartenenza della mammma o del bambino delle Case Famiglia, per non perdere, attraverso la “genuinità” della scrittura e della calligrafia, la storia, la tradizione, il “colore” di ogni cultura. Provate a leggerle in originale (anche se ben si comprende la difficoltà, sopratutto per il cingalese…) e ad immaginare il suono associato al cibo, la tavola apparecchiata ed un “Buon Appetito” pronunciato in tanti modi diversi: in polacco Smacz Nego, in rwandese Muryoherwe, in spagnolo Buen Provecho, in portoghese Bom Apetite, in romanaccio Bonappetito, lingua, quest’ultima, che, se non altro, tutti i bambini per primi imparano subito.