Il 15 ottobre 1987 viene ucciso da un commando militare, a soli trentasette anni, Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso dal 1983 nel corso di un golpe. La sua tragica scomparsa pone fine a quattro anni di governo guidato da idee rivoluzionarie. Thomas Sankara fu il “presidente dei contadini” e del “piano dell’economia popolare”; il “presidente ribelle” per le proposte del disarmo mondiale e dell’indipendenza politico-economica del Terzo Mondo; il “presidente più povero del mondo” per aver attuato il principio del privilegiato: “Non possiamo essere i dirigenti ricchi di un paese povero”; l’incorruttibile; il femminista per le politiche attive a favore delle donne.
Thomas Sankara fu un uomo che ebbe il coraggio di rifiutarsi di firmare un programma di aggiustamento strutturale con il Fondo Monetario Internazionale: “Quel che chiedete l’abbiamo già fatto per conto nostro. Abbiamo risanato l’economia, non avete nulla da insegnarci. Il Fondo persegue un controllo politico sui Paesi…”.
Nel libro di Carlo Batà possiamo ripercorrere la storia di quei quattro anni che portarono un vento nuovo in Burkina Faso: le testimonianze su quel presidente; i suoi discorsi di fronte ai grandi della politica e dell’economia internazionale; i suoi attacchi al Fondo Monetario Internazionale; le sue teorie sul disarmo; sulla cooperazione internazionale che “è servita fino a oggi ad asservirci, a distruggere la nostra economia”; sul debito estero dei paesi del sud del mondo (“quelli che ci hanno prestato il denaro sono gli stessi che hanno colonizzato, sono gli stessi che hanno gestito per tanto tempo i nostri stati e le nostre economie. Loro hanno indebitato l’Africa. Noi siamo estranei alle creazione di questo debito e dunque non dobbiamo pagarlo”).
Una storia che ci presenta teorie e pratiche tuttora attuali.
