A partire da una diffusione sempre più accentuata – anche in Europa – delle società cosiddette “multietniche” l’autore vuole dimostrare che il multiculturalismo non è più il vecchio concetto di cultura moltiplicato per il numero di gruppi esistenti, ma una prassi culturale nuova e interamente plurale che si applica a se stessi e
agli altri. A fronte dell’insufficienza dei diritti civili, che tutelano il cittadino ma non l’immigrato sprovvisto di cittadinanza nazionale, si rivendicano diritti comunitari a difesa dell’identità etnica o religiosa del gruppo, piuttosto che del singolo. Ma il rischio per questa via è l’isolamento e la ghettizzazione, oltre che un relativismo culturale indifferente ai diritti fondamentali della persona.
Il libro si occupa di America del Nord e di Europa, in quanto entrambe le due parti dell’Occidente si sono costantemente confrontate con il significato dell’enigma multiculturale. È come se due o forse duecento diversi popoli si misurassero con lo stesso enigma, ognuno cercando di risolverlo a suo modo. Mettere a confronto questi approcci ci consente di studiare l’enigma in tutti i diversi contesti, perché non esiste una società multiculturale entro i confini di un solo stato-nazione.