Due itinerari, due viaggianti per il Kosovo, due voci che vogliono rompere il silenzio che avvolge quel lembo di terra dell’est.
Un reporter di guerra, Uberto Tommasi, una poetessa, Mariella Cataldo, due diari di viaggio attraverso quel “buco nero d’Europa” dimenticato dalla comunità internazionale. Quella stessa comunità che anni fa decise di portare la guerra in quelle terre, la cosiddetta “guerra umanitaria” scatenata, secondo gli autori, contro un paese che non aveva aggredito nessun altro Stato, che non minacciava nessuno, dove nessun genocidio dei kosovari-albanesi era in atto. Un territorio che ancora adesso è determinante per il controllo delle vie di comunicazione verso e dal Medio Oriente e dall’Asia Centrale e delle risorse minerarie ed energetiche.
Nel libro Kosovo si racconta di un direttore di un giornale scomodo ucciso perché denunciava corrotti e politici, di due ragazzi serbi di 11 e 20 anni assassinati a colpi di Kalashnikov mentre giocavano sulla riva di un fiume, delle città distrutte: storie di un paese in guerra…
Un libro per non dimenticare il Kosovo, i suoi morti e le sue miserie; per rompere il silenzio attraverso le parole della gente che si ritrova a vivere in un Paese dimenticato, dove regna l’insicurezza e l’ingiustizia, dove ancora bisogna guardarsi alle spalle prima di parlare…