La prevenzione autentica di ogni forma di disagio e di devianza passa attraverso l’educazione ai valori: non può essere delegata agli “esperti”, ma è operazione quotidiana, fatta anche di parole, azioni, presenze semplici, banali, nella quale giocano un ruolo fondamentale, per i ragazzi, sia i pari età, sia gli adulti di riferimento. Lo suggerisce la più che trentennale esperienza del Centro Italiano di Solidarietà di Roma. In questo quadro di autentica prevenzione al disagio rientrano a pieno titolo le azioni, le decisioni, i comportamenti e le presenze che si oppongono all’abbandono scolastico. L’abbandono scolastico è una resa, una sconfitta. Da parte del ragazzo che non ce la fa a sopportare un ambiente che sente ostile, difficile oppure inutile. Da parte della scuola che non sa proporsi in modo accogliente e realmente educativo. Da parte di tutti noi che non siamo in grado di trasmettere al bambino e all’adolescente la capacità di sforzarsi, la consapevolezza che per raggiungere un traguardo occorre impegno, la progettualità di vita che faccia interiorizzare come lo studio sia importante per il futuro di ognuno. La scuola si trova al centro di una complessità sociale generale ma anche di un intricato sistema specifico di relazioni che, purtroppo, risultano sempre più insoddisfacenti: tra allievi e insegnanti, tra docenti e amministratori centrali e locali, tra genitori e insegnanti. Si legge in questo libro che gli studenti raramente si trovano bene con i loro professori; che gli insegnanti sono soffocati da una burocrazia vissuta spesso come impedimento al loro lavoro; che la famiglia rappresenta più un problema che una risorsa.
Questo libro, fondato sull’analisi di una ricerca basata su numerose interviste, va nella direzione auspicata per molte ragioni. È un libro che ascolta: le ricerche che propone si basano sulle testimonianze dei diretti interessati; è un libro che s’interroga: non solo non dà certezze né formule magiche ma, fin dal titolo, pone una domanda seria su cosa significhi davvero “abbandono scolastico” e dove possano ricercarsene le responsabilità e le omissioni. È un libro che complica, per poi spiegare meglio: in una società complessa come la nostra, pensare di banalizzare le analisi, appiattire gli scenari e semplificare le risposte significa fare più male che bene. Con la consapevolezza che, se non si getta la spugna, si può fare molto per restituire agli insegnanti, oltre che ai giovani, la voglia di restare a scuola per educare al futuro migliaia e migliaia di piccoli cittadini in difficoltà.