Un giovane autore di nove anni, spiega l’autrice del libro, pone delle domande alla psicoanalista. Così comincia questo libro di psicoanalisi in filastrocca. Ed è giusto che a porre le domande iniziali sia un bambino. Innanzitutto perché le domande del bambino offrono alla psicoanalista la possibilità di misurarsi veramente con il proprio sapere. È un sapere di carta stampata o è un sapere incarnato? È un sapere che si può trasmettere solo con l’apparente serietà di un linguaggio specialistico, o invece è possibile giocare con le parole per spiegare ciò che appartiene, nell’esperienza della clinica e della vita, al vissuto condiviso con l’altro? Il lettore di questo libro, che non deve però necessariamente essere un bambino e potrebbe anche essere uno psicoanalista, troverà un sapere gioioso, divertente e originale, sicuramente rigoroso. Il volume appare come una sorta di “amuleto” contro la seriosità degli specialisti e contro l’astrusità dei concetti psicoanalitici. I profani si divertiranno molto e impareranno molto… Gli addetti ai lavori ne potranno trarre un sapere diverso, forse meno serioso, ma più vero e immediato.