Comprato e venduto, scambiato e rubato, commercializzato come intero o nelle sue parti, il corpo è sempre più un bene a noi estraneo. Nuove discipline quali la medicina riproduttiva, la chirurgia dei trapianti e la bioetica, si mostrano complici di questo processo di mercificazione della vita e della morte degli organismi umani. Dietro l’apparenza della cura o della ricerca, esse hanno contribuito a definire una nuova “etica delle parti”, per la quale il corpo divisibile è scisso dal sé, strappato dal tessuto sociale e spinto verso la propria commercializzazione – in quanto insieme di organi, secrezioni, capacità riproduttive e tessuti –, rispondendo così alle richieste di un incipiente mercato globale. I contributi qui raccolti prendono in esame non solo le immagini di un corpo mercificato, ma anche gli organismi esistenti nella loro concretezza, intesi ad un tempo come entità materiali, simboli semi-magici, vettori simbolici e fonti di esperienza vissuta. Gli argomenti trattati spaziano dalla rimozione culturale della morte al suo trattamento mediatico, dalla biopolitica delle cellule alle banche dello sperma e all’eugenetica, dal traffico internazionale di reni allo sviluppo del “turismo del trapianto”, per giungere sino ai linguaggi dello sfruttamento del corpo del pugile come caso limite di merce corporea.
Intersecando prospettive tratte all’antropologia, dal diritto, dalla medicina e dalla sociologia, il volume offre un’analisi convincente dei modi concreti in cui il corpo è trasformato in merce e del modo in cui la sua mercificazione reinventa relazioni sociali e significati culturali.
