Nipote di un senatore, figlio di un presidente e fratello di un governatore, bambino venuto al mondo nel potentissimo clan dei Bush, i “Kennedy” della destra, George W. era riuscito a fallire in tutte le imprese della sua vita adulta prima di lanciarsi in politica.
La storia della sua vita, dall’infanzia nell’America del petrolio texano fino all’invasione dell’Iraq, è la apoteosi di una pecora nera, la rivincita di un formidabile incompreso che ha fatto del suo essere sottovalutato dagli avversari un’arma micidiale di successo e di rivincita.
Deriso come un “idiota”, un “asino”, un “bigotto”, un oratore inetto e incapace di pronunciare parole multisillabe senza impappinarsi, “Bushie”, come lo chiama la moglie Laura, arriva favoritissimo alle elezioni presidenziali americane del 2004 circondato dall’adorazione dei sostenitori e dall’esecrazione degli oppositori, ma in fondo ancora sconosciuto a quel mondo che lui sta cambiando con la forza e alla stessa America che lo ha eletto senza volerlo.
Questo libro brillante e spietato, scritto da un autore “amico” senza illusioni degli Stati Uniti, ci racconta “la parabola del vangelo secondo George”, e ci aiuta a capire meglio gli umori di una grande nazione ferita e turbata in cui l’Europa fatica sempre più a riconoscersi.