Il libro di Marina Forti parla di persone, risorse naturali e conflitti. Nelle 25 storie che compongono “La Signora di Narmada” si incontrano contadini birmani, indigeni dayak, coltivatori bashoto dell’Africa australe, pastori masai, rivoltosi thailandesi sul fiume Mun, sindacalisti boliviani, briganti della foresta, militari, petrolieri, mercenari, avvocati, attivisti di ogni sorta. “Le loro storie disegnano un mondo in cui crisi ambientali si intrecciano a conflitti sociali, corruzione, scontri d’interessi, lotte di potere – quando non guerre in senso proprio”.
Alcune storie narrano gravi emergenze ambientali, altre descrivono emergenze sociali di un genere nuovo, quello delle popolazioni sfollate per far posto alle dighe o perché avvelenate dagli oleodotti: i cosiddetti “rifugiati ambientali”. Essi rivelano il costo umano delle grandi opere di sviluppo che alterando profondamente l’ambiente mettono in crisi le basi materiali e sociali di alcune comunità.