Da poco più di un decennio si è riaffacciato nella storia dell’umanità un nuovo, sconvolgente fenomeno, quello della tratta di esseri umani, della riduzione in schiavitù di giovani donne, ma anche di bambine e bambini, per essere inserite coercitivamente nel mercato del sesso.
Questo traffico, gestito da potenti organizzazioni criminali, è destinato a crescere: si lega, infatti, a crisi, tuttora in corso, che hanno cominciato a far sentire in Italia i loro effetti tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta. Il crollo dell’URSS, il disfacimento dei paesi dell’Est, le crisi economiche in molti paesi dell’Asia, la perdurante povertà di molti stati africani, ecc. Questi eventi hanno innescato un costante flusso immigratorio, hanno spinto grandi masse di persone ad abbandonare le loro terre per cercare di sfuggire all’indigenza o alla guerra. Molti di loro vengono in Italia in cerca di un’occupazione dignitosa; alcune donne o transessuali scelgono più o meno spontaneamente di vendersi sul mercato del sesso (è la cosiddetta prostituzione migrante); alcune sono costrette ad espatriare e a prostituirsi contro la loro volontà.
La ricerca Prostituzione migrante e donne trafficate esamina il caso di tre gruppi nazionali di donne (moldave, albanesi, rumene) che esercitano la prostituzione e mette in evidenza i diversi sistemi di reclutamento, di trasferimento da un paese all’altro, di sfruttamento sessuale, le attività e gli strumenti della criminalità organizzata, le modalità di contrasto attuate nei tre paesi esaminati.