La narrazione è un riferimento importante per stabilire connessioni e legami là dove la presenza delle differenze, inizialmente esclusive e inconciliabili, sembrava privare il migrante di ogni punto d’appoggio. Una volta inscritte nel racconto, le rotture rientrano nell’ordine e se è vero che non c’è racconto senza crisi, e la migrazione è crisi, non c’è migrazione senza racconto.
Raccontarsi diventa uno strumento unico per sostenere e controllare l’evento critico inserendolo fra schemi conosciuti, poiché circoscrive e aiuta ad affrancarsi, dal punto di vista intellettuale ed emozionale, dalla violenza della migrazione. La lacerazione migratoria si manifesta chiaramente nell’intensità e nella tensione che emerge dai racconti dei migranti che incarnano l’ambivalenza propria dello straniero: l’essere contemporaneamente qui (nel paese di arrivo) e altrove (nel paese d’origine), interno alla società come produttore di ricchezze ed esterno in quanto non cittadino (ossia all’interno dei confini geo-economici di un paese ma escluso dal suo statuto giuridico-politico), nel presente della situazione migratoria e nel passato del ricordo.
I migranti sono figure ibride, vicini e lontani al tempo stesso, presenze che si muovono fra spazi e frontiere, creatori di campi sociali transnazionali, capaci di legami e identità attraverso confini, paesi, territori e nazioni.
Dettagli Libro
Autore
Nòvita Amadei
- SottotitoloMigranti dall'Est, straniere di casa
- EditoreProvincia di Parma – Assessorato Pari Opportunità
- Anno2005
- Pagine88
- Linguaitaliano
- PrefazioneAndrea Canevaro
- Copie1

CON VOCE DI DONNA
Copertina mancante.

