Nel dicembre del 1979 vivevo a New York. – scrive l’autore – I sovietici in quel mese entravano a Kabul. Rimasi a New York per qualche tempo ancora, nel marzo decisi di rientrare in Italia per ripartire qualche settimana dopo per l’Afghanistan.
In Italia l’incontro con Roberto Cattani, allora giovane fotografo di ritorno dall’Africa e insieme in un volo per Karachi. Io avrei fotografato in bianco e nero e a lui, più fotografo di me, la responsabilità degli scatti colore.
Più un fatto mio, personale, intimo, che non il mestiere di reporter mi spingeva dunque verso le montagne del Waziristan. Luogo che mi appariva completamente altro e certamente remoto. Siamo rimasti per sei mesi, dall’aprile al settembre 1980, tra il Pakistan e le montagne di Tora Bora, Afghanistan. Le province di Paktiar e Parachinar, a sud di Jalalabad.
Sguardi venuti da lontano. Foto di guerra e di guerrieri, un po’ briganti e un po’ antichi. Foto di quotidianità di quel luogo di guerre interminabili. 25 anni fa, un quarto di secolo per riprendere in mano questi scatti fotografici, con l’aiuto di tanti amici. Forse spettatore di una nemesi storica, come i fatti dell’11 settembre 2001 ci hanno poi raccontato.