Alan è iracheno di etnia curda, fa parte dello staff del centro Pedro Arrupe, che si occupa dei rifugiati. “Aiuto la gente. So cosa si prova, so cosa significa stare solo, senza famiglia e senza documenti. Mi piace aiutare la gente a prendere la strada giusta nel mondo, nel nuovo paese”.
Una persona costretta ad abbandonare il proprio paese, i propri affetti, per venire in Italia a chiedere asilo, ci interroga profondamente. Ci chiediamo quali siano le cause che portano migliaia di persone lontane dal proprio paese. Una domanda che ne porta con sé a cascata tante altre. Ci sono paesi in cui si vive con un dollaro al giorno, in cui la mortalità infantile è altissima, in cui la parola sviluppo è ancora sconosciuta, o peggio, nota solo ad una piccola élite.
Sappiamo bene che le “strade da percorrere” per uno straniero che arriva in Italia possono essere le più varie. C’è la possibilità di fare tanti soldi in poco tempo con la delinquenza, una strada rischiosa ma per molti apparentemente e disperatamente l’unica da percorrere. E poi c’è la strada di cui parla Alan: la formazione e lo studio sono infatti il primo passo per conoscere, poter lavorare e quindi integrarsi in una nuova comunità.
Di questo racconta questo piccolo libro: una strada possibile, verso l’integrazione.
