È un fatto ormai accettato che i “poveri” non costituiscano oggi una classe sociale, un gruppo omogeneo, ma una massa dai contorni indefiniti, che non dispone di una propria autorappresentazione, e che non viene riconosciuta dal sistema da cui pur sempre dipende. Questo libro, frutto di una ricerca durata quindici mesi, si rivolge alla società civile e alle istituzioni locali. Da una parte è da intendersi come campagna di sensibilizzazione e di promozione della conoscenza delle realtà esplorate, al fine di superare pregiudizi e paure dovuti a una difficoltà di comunicazione tra i senza fissa dimora e il resto della cittadinanza, e alla mancanza di una corretta informazione sulle loro storie, sulla loro vita quotidiana, sul loro modo di pensare se stessi e il contesto dove vivono. Dall’altra, vuole essere uno strumento per coloro che da anni si occupano del problema “emarginazione sociale”, per migliorare la qualità degli interventi e la natura stessa del lavoro. Si è scelto di focalizzare la ricerca sui dormitori bolognesi e su alcune decine di persone che si collocano al livello della bassa soglia della povertà: la fascia di poveri meno visibile, priva degli strumenti e della stessa autocoscienza necessaria per far valere i propri diritti. Si è scelto di parlare di questi dormitori anche perché parte di esse, per esempio il Carracci, verrà demolita, cosicché delle storie e delle relazioni createsi intorno a questi centri di aggregazione non rimarrebbe traccia. Il testo ha valore anche come strumento di conservazione della memoria di queste esperienze, con l’intento di mostrare in che modo gli attori sociali in gioco abbiano vissuto la struttura che li ha ospitati e abbiano usufruito dei servizi che ha offerto loro.