“Un farmaco può diventare una droga e una droga può essere usata come farmaco…” un’ambivalenza che ne determina – scrive Leopoldo Grosso nella sua prefazione al testo – una sovrapposizione d’uso e univocità di attribuzione di significati. Farmaci che “aprono” alla dipendenza e droghe utilizzate come “autocura”: per tutte le sostanze stupefacenti presenti sul mercato illegale o legale il fenomeno del consumo sembra prevalere su quello della dipendenza. Il consumo attiene soprattutto agli adulti e alle diverse sfere della società. Le fragilità di ogni persona, la specifica vulnerabilità del consumatore sembrano determinare il deragliamento da un consumo controllato ad una dipendenza. Droghe e psicofarmaci fanno star meglio, aiutano a rimanere in “corsa” aumentano prestazioni sessuali e sportive…sostengono socialmente. Prestazioni da record, successo e felicità a tutti i costi, piena forma sul lavoro… l’uomo di domani potrebbe essere davvero un “uomo sintetico” dipendente da sostanze e nuovi farmaci che danno l’idea di poter attraverso un “aiutino” affrontare in modo vincente i problemi della quotidianità. Il futuro è virtuale e le droghe ne saranno una realtà “se l’utilizzo di sostanze psicoattive – conclude Michel Hautefeuille – farà parte di un nuovo modo di funzionamento sociale, la gente imparerà progressivamente a gestire questa nuova libertà. I pubblici poteri vi si dovranno impegnare tra l’altro con un’informazione sulle modalità di consumo. Anche se può sembrare paradossale la legalizzazione può esistere solo con il rafforzamento della prevenzione”.