Dieci interviste a minori stranieri che hanno commesso un reato, dieci storie di solitudine e speranza. Da spazio alla voce degli adolescenti l’indagine promossa dalla Fondazione Ozanam – Vincenzo De Paoli di Roma e pubblicata in questo volume. Tutti maschi, provenienti da Maghreb, Est Europa ed America Latina, arrivati in Italia negli ultimi anni da soli per raggiungere familiari e amici. I colloqui erano mirati a comprendere le criticità dei percorsi penali dei ragazzi e l’adeguatezza degli strumenti a loro disposizione. “Le diverse interviste confermano che le storie dei ragazzi che entrano in Italia si differenziano in ragione di diversi progetti individuali e familiari”, scrive Valerio Belotti sociologo dell’Università di Padova, che ha realizzato questo studio insieme a Alfredo Carlo Moro già presidente del Tribunale per minorenni di Roma e presidente del Centro nazionale di analisi per l’infanzia e adolescenza di Firenze, scomparso nel 2005 e Roberto Maurizio ricercatore della Fondazione Zancan di Padova.
“Facevo la fame e vivevo in povertà. I miei genitori erano d’accordo con l’emigrazione” racconta Buci. Levian è arrivato con altre persone “con il gommone e di nascosto, senza documenti, clandestino. Sono sbarcato a Brindisi e poi sono venuto a Milano”. L’Italia, sottolineano gli operatori, viene percepito come il “paese delle possibilità per se e per le loro famiglie”. Quando si scontrano con il sistema giuridico italiano, i sentimenti più forti sono timore e incomprensione: “Nel processo avevo il traduttore, altrimenti non avrei capito. Qua c’era una mediatrice culturale – racconta Levian – Ci sono tante cose che ancora adesso non riesco a capire, non capisco perché sono ancora qui. Ci sono zingari, marocchini anche altri che stanno qui solo due mesi e ne hanno fatte più di me”. L’esperienza in carcere a volte aiuta a cambiare, a capire. “Per me questa esperienza è da una parte bella e da una parte brutta. – racconta Mohamed – La parte brutta è che sto chiuso, il lato bello è che ho avuto la licenza media, cosa che fuori non avrei mai fatto. Poi sto facendo un corso e ho conosciuto persone che vogliono sul serio aiutare altre persone. E questo è il lato bello. Persone anche italiane che mi possono e mi vogliono aiutare”.
