Chi si trovi in procinto di fare prevenzione a scuola, chi quindi la stia pensando e prefigurando, non può esimersi dal chiedere a se stesso: “Cosa significa fare prevenzione per me?”. In un quadro sociale e culturale in perenne e repentino mutare, rispetto a un tema come quello della salute, molto contraddittorio e oggetto di molteplici e ambivalenti attese e interessi, avendo a che fare con un’età, quella adolescenziale, sempre più complessa e densa di significati, tale riflessione è ineludibile.
Il fare prevenzione oggi deve fare i conti con un’esperienza ormai pluridecennale. Un’esperienza che testimonia l’inefficacia di interventi di tipo “magistrale”, centrati sui soli contenuti informativi e su processi di comunicazione asimmetrica. Oggi la sfida è fare della prevenzione un’esperienza di formazione davvero in grado di incidere sulle scelte prese dai giovani rispetto alle molteplici sollecitazioni ambientali che hanno a che fare con la loro salute, il loro benessere, la loro crescita. Questo dovrebbe diventare il focus della prevenzione, l’oggetto a-specifico base di ogni discorso in tema di salute: la capacità di scegliere, la possibilità della scelta, la rappresentazione di sé come soggetto “attivamente” chiamato alla scelta e come soggetto capace di scegliere. Operare in questo senso significa riuscire a costruire setting di lavoro adeguati: capaci di attivare relazioni tra operatori e ragazzi e tra ragazzi; capaci di recuperare l’esperienza quotidiana nella sua complessità (la dimensione affettiva), di aprire spazi di pensiero e di elaborazione, di generare insight e senso di auto-efficacia.
